Chi sono

fabio borsetto

Sono cresciuto nel paesino di Villanova del Ghebbo, un territorio in cui, nel passato, ogni famiglia era dedita alla lavorazione della calzatura. Da bambino ammiravo mio zio Gianfranco che nella sua fabbrica produceva le calzature per gli sbandieratori del palio dai colori e dalle forme particolari per me quasi magiche. Era inevitabile che respirando quest’atmosfera fin da piccolo mi appassionassi in modo crescente alla lavorazione delle calzature.




In questa foto la persona seduta a sinistra è Giorgio Borin detto “Gazza”, uno dei miei parenti. Siamo negli anni ’50 quando le scarpe venivano “create” nel cortile di casa attorno al Banchetto mentre si discorreva del più e del meno. Ho usato il verbo “creare” perché solo gli artisti hanno l’abilità di poter fare un oggetto così complesso con pochi attrezzi e soprattutto con l’uso delle mani e della bocca impiegata come recipiente per le “broche” (chiodini usati per il montaggio della tomaia).



zio

Nella foto un’ulteriore testimonianza: mio zio Gianfranco insieme a suo padre Zeffirino Bellino nel 1964 alla presentazione del loro campionario presso il Palazzo Rosso di Villanova del Ghebbo. Il padre di mio zio era titolare di un calzaturificio che produceva scarpe classiche da uomo. Egli aveva cominciato la sua attività subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, recuperando gli indumenti abbandonati dai soldati che riutilizzava come materia prima per realizzare sandali per bambini. All’interno della sua fabbrica ho visto per la prima volta una catena di montaggio di cui ho fatto esperienza anni dopo.

silvana

Qui mia mamma Silvana è al lavoro come orlatrice. Nel tempo libero io l’aiutavo ad attaccare la cordellina di rinforzo e, a volte, capitava che mi schiacciassi qualche unghia con il martello ripiegando i bordi delle scarpe.


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